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Strategie da evitare: i Dark Pattern

🔶 Sicuramente, anche tu sei caduto almeno una volta nella trappola dei dark pattern. Forse ti sei registrato per un servizio che in realtà non ti interessava o hai acquistato involontariamente un prodotto. Tranquillo non sei il solo.
Spesso sono proprio gli sviluppatori di siti o applicazioni web a rendere di proposito il design poco intuitivo per favorire gli interessi dei loro committenti. Anche le grandi aziende, come Booking.com, Microsoft, Apple, Facebook o Amazon, utilizzano i dark pattern per influenzare i propri utenti.

🔶 Cosa sono i dark pattern?

Il termine dark pattern è stato introdotto nel 2010 dall’UX Designer Harry Brignull: “I Dark Pattern sono trucchi utilizzati nei siti web e nelle app che ti fanno fare cose che non volevi fare, come comprare o iscriverti a qualcosa”. Sul sito web darkpatterns.org ha iniziato a catalogarli raccogliendo esempi che ne descrivono le dinamiche e gli effetti. Il lavoro di Brignull documenta come queste soluzioni ingannevoli siano molto più diffuse di quanto ci si possa aspettare.
È una pratica molto diffusa, soprattutto nel neuromarketing. I modelli comportamentali e percettivi umani sono abilmente sfruttati per raggiungere un obiettivo specifico. Sono infatti impiegate in moltissimi contesti e mercati, e sono diventati molto più subdoli e raffinati, finendo per essere delle trappole ben progettate.
Un aspetto molto vantaggioso dei dark pattern è la capacità limitata degli utenti di registrare informazioni: molti utenti leggono i testi lunghi in modo superficiale, interpretando in modo sbagliato o non notando affatto le rappresentazioni ingannevoli. Scorrono velocemente ponendo attenzione solo su alcuni degli elementi più visibili come titoli, sottotitoli, testi in grassetto e pulsanti.
Quindi, i dark patterns funzionano perché sfruttano e incentivano questa mancanza di attenzione degli utenti, portandoli a prendere decisioni che non sono nel loro interesse.
Noi utenti, inoltre, siamo abitudinari. La nostra mente infatti tende a un risparmio cognitivo per non dover ogni volta impiegare energie e tempo ad apprendere come funziona qualcosa che già conosciamo. Questo ci permette di interpretare velocemente la realtà che abbiamo di fronte e di prendere decisioni in poco tempo. Però comporta anche situazioni in cui compiamo delle scelte o delle azioni in modo impulsivo ed è proprio su questo che alcuni dark pattern si basano e riescono ad essere terribilmente efficaci.

🔶 Ecco alcuni tipi di dark pattern utilizzati:

Trappola per insetti (Roach Motel):

l’obiettivo di questo pattern è di rendere per l’utente l’accesso il più facile possibile ma anche estremamente complicato uscirne. Le aziende utilizzano spesso questo tipo di dark pattern per gli abbonamenti premium. La possibilità di cancellare questi abbonamenti è abilmente nascosta e integrata nel sito in modo poco intuitivo.

Specchietto per le allodole (Bait and Switch).

L’utente ha intenzione di svolgere una certa azione, ma è indotto a compierne una completamente diversa.

 Domande trabocchetto (Trick Questions).

Spesso i moduli utilizzano domande ambigue che inducono l’utente a fornire una risposta sconsiderata. Questo tipo di dark pattern sfrutta la tendenza degli utenti a “scansionare” solamente i testi.

 L’intruso nel carrello (Sneak into Basket).

Utilizzando caselle di controllo non disattivate, i negozi online aggiungono più prodotti al carrello.

 Annunci nascosti (Disguised Ads).

Gli annunci pubblicitari sono integrati nel design in modo che l’utente non li riconosca subito come tali. Spesso sono presentati come contenuto o come parte della navigazione.

 Privacy Zuckering.

Questo dark pattern induce gli utenti a condividere pubblicamente più informazioni di quelle realmente desiderate. Facebook usava deliberatamente impostazioni di privacy non chiare per raccogliere più dati possibili da parte degli utenti. Adesso, il GDPR ha reso l’accesso ai dati più difficile.

 Costi nascosti (Hidden Costs).

I negozi online specificano costi come tasse, costi di spedizione o simili solo nell’ultima pagina prima di confermare l’acquisto. Gli utenti tendono spesso a confermare comunque l’ordine perché hanno già completato l’intero processo.

 La prevenzione del confronto dei prezzi (Price Comparison Prevention).

Per rendere più difficile il confronto dei prezzi, i rivenditori online nascondono spesso i prezzi unitari dei prodotti.

 Sviamento (Misdirection).

Lo scopo di questo dark pattern è quello di sviare l’attenzione dell’utente da un contenuto a un altro.

 Continuità forzata (Forced Continuity).

Le aziende chiedono ai loro utenti di fornire i dettagli di pagamento quando attivano un abbonamento di prova gratuito. Al termine del periodo di prova, l’abbonamento diventa automaticamente a pagamento senza alcun promemoria. Il processo per cancellare l’abbonamento è spesso molto confuso e macchinoso.

 Spamma gli amici (Friend Spam).

Un’app chiede all’utente l’accesso ai suoi contatti email o social con il pretesto di cercare amici. Dopo l’approvazione, viene inviato un messaggio dall’indirizzo dell’utente a tutti i contatti per attirare maggiore attenzione sull’azienda o creare nuovi utenti.

 L’umiliazione della conferma (Confirm shaming).

Questo tipo di dark pattern lascia agli utenti una sensazione spiacevole qualora decidano di non utilizzare un determinato servizio. Un esempio è l’abbonamento a una newsletter che concede uno sconto del 15% su un prodotto, ma il pulsante per rifiutare l’abbonamento ha il testo seguente: “No grazie, non voglio risparmiare.”

 Le lunghe policy privacy.

Capita spesso di dover concedere l’autorizzazione al trattamento dei dati personali su dei siti e ci sono lunghe policy privacy che risultano difficoltose da leggere. E’ proprio qui che bisogna prestare attenzione, per evitare di divulgare i propri dati personali.

 Da dove ti colleghi.

Risulta spesso che il prezzo del prodotto varia a seconda del paese da cui navighiamo.

⚠️ Molti dark pattern operano in una zona grigia dal punto di vista legale e in alcuni casi arrivano persino a violare le leggi in vigore. In ogni caso, però, lasciano l’utente molto amareggiato.

💡 Conoscere i dark patterns è comunque uno dei modi migliori per evitarli e per cercare di avere maggior controllo sulle nostre attività online.
La progettazione ingannevole infatti non è solo un insieme di tecniche fastidiose ma a volte si tratta di vere e proprie strategie di business prive di etica che possono diventare dannose per gli utenti, a livello economico e di privacy.

💡 Quando si ha un eCommerce è difficile resistere al richiamo dei dark pattern, soprattutto se questi aiutano ad aumentare le conversioni e tenere vincolato a noi un cliente.

💡 Il tuo scopo dovrebbe essere quello di cercare di creare un valore reale per le persone che utilizzano i tuoi prodotti o servizi e creare questo valore rispettando i diritti delle persone che si rivolgono alla tua azienda. Come vuoi essere percepito dai tuoi potenziali clienti? Nel lungo termine è senz’altro meglio chiedere con trasparenza invece che estorcere con l’inganno.

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